Carrarese, il preparatore dei portieri Betti si presenta ai tifosi

«Da un punto di vista tecnico e professionale per me questa scelta rappresenta una crescita». Si presenta così il nuovo preparatore dei portieri della Carrarese Emiliano Betti, giunto dall’esperienza con la Primavera della Fiorentina. «Qui alla Carrarese sarò il preparatore effettivo dei portieri della Prima Squadra e non più della Primavera. Carrarese_logo 1Volevo mettermi in discussione e la scelta è caduta su una società dove avrò la possibilità di lavorare con gli adulti, anche se spesso i portieri in Lega Pro escono dalle primavere. Parlando con Turotti e Buffon, sono rimasto colpito dalla loro gentilezza e dalla loro professionalità. Quando trovi due persone che vivono nel mondo del calcio a 360 gradi come loro due, hanno idee molto chiare e sono così disponibili nei tuoi confronti, non puoi che sentirti lusingato. In Buffon poi ho visto un tale trasporto e un tale entusiasmo verso la Carrarese, che merita veramente il massimo dell’impegno da parte di tutti noi per riuscire a portare questa nave dove lui vuole».

Una curiosità, Betti è nato a Pontendera il 15 febbraio 1972, ma nelle sue vene scorre anche sangue “carrarino”.

«Io sono cresciuto a Carrara, mia mamma è di via Carriona. A Carrara ho la zia (Enrica Battani), i cugini (l’avvocato Marta Marchetti e l’edicolante Andrea Marchetti). Carrara fa parte della mia vita. Conosco benissimo la città». Quindi anche il suo tifo? «Anche troppo (ride ndc). La prima volta che sono entrato allo stadio dei Marmi fu nel 1983. Mi ci portò mio cugino Andrea per l’amichevole Carrarese-Milan 0-2, con esordio di Luther Blissett in rossonero. La Carrarese è una società che ho sempre seguito con attenzione e affetto».

Chiudiamo con un altro aspetto extracalcistico. Nel lontano 1993 Betti, ai tempi giocatore della Fiorentina, fu uno dei primi ad accorrere nella zona colpita dall’attentato di via Georgofili (link).

«Ero lì nei paraggi per caso, ero andato a vedere una partita da amici (la finale di Coppa Campioni tra Milan e Marsiglia ndc)». Ricorda Betti, che quella notte, tra macerie e tetti pericolanti, con una sciarpa del Marsiglia legata intorno alla bocca per poter respirare meglio, mise in salvo un bambino ferito. «E’ stato un viaggio all’inferno e ritorno, ma non è che ho fatto l’eroe. Ho fatto quello che ogni essere umano avrebbe fatto in quel momento, anche perché lì c’ero solo io e non avevo altre alternative. Un’esperienza che ho tenuto dentro per vent’anni. Non mi andava di farmi pubblicità e avevo paura che questa storia venisse strumentalizzata. Preferii rimanere in disparte, poi recentemente il mio nome è uscito fuori. Mi sono incontrato con quel bambino, diventato ormai un uomo. Mi ha fatto piacere rivederlo. Gli ho donato la vecchia sciarpa del Marsiglia che mi aveva così tanto aiutato quella sera. E’ stato bello. Per me è come aver chiuso un cerchio».

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