Empoli, l’addio di capitan maccarone

Era nell’aria ma oggi c’è l’ufficialità della separazione fra Massimo Maccarone e l’Empoli, dopo sette stagioni, 266 presenze e 94 reti con la maglia azzurre divise in due parti: dal 2000 al 2002 e dal 2012 ad oggi

Fino a qualche mese fa una sua riconferma o comunque un suo possibile inserimento nei quadri dirigenziali della società era una possibilità concreta, poi le dichiarazioni del presidente Fabrizio Corsi due settimane fa aveva fatto capire che le strade si sarebbero separate. Ecco la lettera del calciatore, in cui ripercorre il tempo passato in azzurro lasciando un messaggio ai tifosi azzurri. Ecco il testo raccolto dal sito Pianetaempoli.it “So che molti non comprendevano il mio silenzio, ma era l’ultimo atto di
obbedienza e fedeltà che mi sentivo di dimostrare a questa società con la
quale mi legava un contratto fino al 30 Giugno. Grazie a chi mi ha sempre sostenuto e dimostrato il suo affetto soprattutto nei momenti difficili, affetto che ho cercato di ricambiare mettendo tutto me stesso in campo con passione amore e dedizione. Più di 100 reti non bastano a raccontare le emozioni e i ricordi indelebili che ho vissuto con questa maglia.

Ho trascorso gran parte della mia carriera a difendere questi colori che
oramai sento e ho stampati sulla pelle e avrei continuato a farlo anche a
fine carriera dando il mio contributo per la crescita dei giovani. Posso assicurarvi che su ogni campo e con tutto me stesso ho sempre lottato
cercando di meritarmi quell’affetto e quell’amore che quotidianamente
mi circondavano e che sentivo vibrare sugli spalti e tra le strade di
questa città. Empoli! La mia città di adozione, in cui sono cresciuto come calciatore e
come uomo, e dove ho scelto soprattutto di edificare la mia casa, dove ho
messo su famiglia e posto le basi per il mio futuro.

Sono fiero della scelta fatta cinque anni fa, quando nel 2012 scelsi Empoli
tra le offerte che avevo sul piatto. Fu una scelta non senza difficoltà e contro il volere di chi curava i miei interessi; dissi “si” a quella società che aveva riposto fiducia in me da
giovane permettendomi di diventare quello che sono e verso la quale mi
sentivo debitore, facendo prevalere gli ideali dell’uomo agli interessi
del calciatore. Quegli ideali che mio padre mi ha inculcato dal primo giorno lungo il
tragitto che mi portava al campo di calcio per inseguire il mio sogno. Ricordo ogni suo sacrificio tra mille difficoltà, e questo mi dava grinta e determinazione e mi faceva sentire in dovere di ripagare quegli sforzi mettendo tutto me stesso in quello che facevo: giocare a calcio.

In questi 5 anni abbiamo gioito e sofferto insieme, dalla salvezza in B al
mio ritorno, passando per le fantastiche annate in A fino, purtroppo, alla
debacle del 28 Maggio a Palermo. Nel calcio si vince e si perde insieme, ma io sono il capitano e come un “capo” deve fare, mi assumo le responsabilità di quest’annata iniziata
male e finita peggio. Un stagione anomala, in cui alle difficoltà si è aggiunta anche un po’ di
sfortuna, come quella avuta sotto porta nell’ultimo match e che in qualche
modo ha rappresentato uno switch per la mia vita. Bastano pochi secondi, il tempo di un’azione, un errore di valutazione, o semplicemente un errore come ne capitano tanti in una partita, ma che in alcune situazioni diventano fatali e pesano come macigni. Da quel punto in poi, nel mio silenzio, ho letto e sentito di tutto sul mio conto. Il tempo di un’azione e da beniamino diventi “il traditore” , un problema da risolvere e da eliminare. Il tempo di un episodio e ti ritrovi ad affrontare un futuro diverso da
quello che avevi programmato, a partire da questa lettera che oltre a non
essere in preventivo, non è proprio nel mio stile.

Allora prendendo atto di questa situazione e al termine della mia avventura
in azzurro voglio aggiungere che in cima alle mie priorità c’è sempre
stato il bene dell’ Empoli. E posso assicurarvi che non farei nulla per
comprometterlo anche oggi che non ne faccio più parte. Ed è per questo che ho accettato il percorso di rifondazione intrapreso della società per il bene dell’Empoli. A mio avviso ancora più efficace sarebbe stato se questo fosse partito
dalla dirigenza anziché dal campo (con tante persone dello staff mandate a
casa), epurandola di quelle figure non in grado di sopportare le
responsabilità e le pressioni che un grande club come l’Empoli ha,
soprattutto nei momenti difficili. Fra i valori che mi ha insegnato mio padre il primo è sicuramente il rispetto…. così presente sulla bocca di tutti e nel cuore di pochi.

Detto questo, ringrazio tutti i tifosi che mi sono sempre stati vicini e
continueranno a farlo in futuro. Chiedo scusa a tutti quelli che ho deluso e che oggi mi puntano il dito. Qui lascio tutti gli amici, gli anni e i ricordi più belli della mia
carriera. Porterò nel cuore Empoli e la sua tifoseria ovunque andrò. Avrei voluto abbracciarvi uno ad uno per ringraziarvi e per avermi fatto sentire sempre a casa, per avermi fatto sentire come uno dei vostri e avrei voluto festeggiare la mia ultima al Castellani con tutti voi, magari con in mano una pinta di birra come a Bologna.”

Massimo Maccarone 

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