Mal di recupero, la Fiorentina rimonta ma si fa riprendere ancora

C’è un momento, al minuto 57, in cui il Franchi esulta e la Fiorentina sembra aver svoltato. Moise Kean firma il 2-1 dopo la rete di Solomon che aveva riaperto la partita: la rimonta è completata, tre punti vitali sembrano a portata di mano. Poi arriva il minuto 94, e Guillermo Maripán di testa pareggia i conti. Ancora una volta, la Fiorentina esce dal campo con l’amaro in bocca e due punti persi che pesano come macigni.

Non è questione di sfortuna, ormai. È la cronaca di una fragilità strutturale che si ripete con puntualità devastante. Sono dieci i punti persi nei minuti di recupero in questa stagione, ventidue quelli dilapidati da situazioni di vantaggio. Numeri che da soli spiegano il terzultimo posto in classifica e la lotta disperata per la salvezza. Se le partite finissero al novantesimo, la Fiorentina sarebbe a quota 28 punti, in zona tranquillità. Invece è a 18, tre lunghezze dal Lecce e con l’acqua alla gola.

Fiorentina-Torino 2-2

La partita con il Torino racconta tutto. Primo tempo complicato, con Cesare Casadei che al 26’ sfrutta un traversone di Ilkhan e porta avanti i granata. La Fiorentina fatica, ma nella ripresa cambia marcia: Solomon al 51’ pareggia con un sinistro a giro che si infila all’incrocio, poi Kean al 57’ completa la rimonta grazie a un filtrante intelligente di Jack Harrison. La partita sembra chiusa, ma Paolo Vanoli commette l’errore fatale: dentro Roberto Piccoli e Luca Ranieri, assetto ultradefensivo, 5-4-1, la squadra si schiaccia nella propria area. Il Torino, che non muore mai, spinge con insistenza. Al 90’ Dusan Zapata sfiora il pareggio, De Gea si salva con i piedi. Poi, al 94’, la punizione di Gineitis trova Maripán che anticipa tutti e insacca. Il Franchi fischia, il pubblico se ne va deluso, Vanoli litiga con la panchina avversaria e prende un giallo. Un’altra serata da dimenticare.
L’amarezza non sta solo nel risultato, ma nella ripetizione ossessiva dello stesso copione. La Fiorentina aveva fatto tutto per vincerla: ribaltata una partita complicata, trovato il gol del vantaggio, avuto anche occasioni per chiuderla. Invece ha scelto di abbassarsi, di difendere il risultato rinunciando a giocare, e ha pagato dazio. È lo stesso atteggiamento che ha condannato i viola contro Cagliari, Como, Roma, Milan, Genoa, Sassuolo, Lazio. Una litania di rimpianti che si accumula partita dopo partita.

Fabio Paratici, al debutto al Franchi da dirigente viola, aveva avvertito che la squadra avrebbe dovuto soffrire fino alla fine per arrivare alla salvezza. Ma soffrire è un conto, suicidarsi è un altro. Perché questo è quello che sta facendo la Fiorentina: si suicida nei finali, dove la paura prevale sulla lucidità e l’ansia sostituisce la concentrazione. Con 38 gol subiti in 24 giornate, la difesa vacilla vistosamente quando il baricentro si abbassa troppo.

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