Non c’è storia nel derby: poker del Livorno al Grosseto

Proprio come quegli schiacciasassi che negli anni 50-60 preparavano le strade all’asfaltatura, questa è l’immagine che oggi la squadra amaranto ha passato ai nostri occhi. Troppo forti i labronici per un Grosseto che potremmo dire “non pervenuto “, incapace di predisporre una benchè minima difesa al dilagare dei giocatori livornesi, oggi simili ad un fiume in piena capace di travolgere tutto quello che trova sul suo percorso.

Duttilità tattica, applicazione quasi perfetta degli schemi, manovre sempre in velocità con due, tre tocchi a cercare il compagno smarcatosi nello spazio libero. Si questa è oggi la squadra di Nicola, una squadra difficile da arginare, capace di attendere, di ripartire all’improvviso in maniera devastante, di rientrare a chiudersi a riccio per rendere quasi impenetrabile una difesa che soltanto due mesi addietro era incapace di non subire reti.

E pensare che oggi erano assenti per infortunio Dionisi, Ceccherini e Schiattarella, ma la sensazione che abbiamo avuto è quella di una equipe che pur sostituendo le pedine sulla scacchiera riesca lo stesso a fare in modo che nessuno se ne accorga come se l’alternanza fosse una cosa quasi naturale.

Mister Nicola parte con Emerson centrale con Bernardini a destra e Lambrughi a sinistra nella difesa a tre davanti a Fiorillo, a centrocampo a destra schiera Salviato al posto dell’operato di appendicite Schiattarella (a proposito auguri per una rapida guarigione), Luci e Gentsoglu (anche oggi una maiuscola prova del giocatore ellenico) in mezzo, Gemiti a correre sulla corsia di sinistra, Belinghieri il solito pendolo tra le linee, quando centrocampista, quando attaccante aggiunto o supporto per le due punte Paulinho e oggi dall’inizio (in luogo dell’infortunato Dionisi) il mancino Siligardi.

Fase iniziale di studio e attesa, comunque col Livorno sempre in attacco in attesa dell’opportunità che da la svolta alla gara verso il ventesimo minuto quando un lancio perfetto di Gentsoglou trova Paulinho pronto allo scatto bruciante con taglio perfetto in area e rasoterra diagonale che brucia il portiere grossetano per l’1-0 labronico.

Secondo tempo con i fuochi d’artificio, amaranto dilaganti che vanno al raddoppio con un azione da manuale del calcio, tutta di prima con Belinghieri che dal fondo tocca verso Paulinho in area che di prima intenzione con un tocco felpato taglia per l’accorrente Siligardi che col sinistro diabolico insacca il goal del raddoppio. Ti aspetti la reazione dei biancorossi ed invece è ancora un turbillon amaranto con Belinghieri che tocca a botta sicura da due metri, ma la palla si infrange sul palo, ma i terzo goal è solo rimandato perchè poco dopo su una ennesima azione che il Livorno sviluppa oramai a memoria e che ha già fruttato altre reti irrompe Meola e segna dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo in luogo di Salviato (prima rete in B per il difensore), per chiudere definitivamente con la quarta rete sul calcio piazzato ad opera di Belinghieri che manda la palla a spegnersi nell’angolo lontano coperto dalla barriera e dove un portiere di solito non puo arrivare.

Vittoria pertanto meritata che fa sorgere un dubbio amletico: “troppo forte il Livorno o troppo debole il Grosseto?” le prossime gare ci renderanno di certo più chiarezza, di certo c’è che quello attuale è un Livorno più consapevole delle proprie possibilità, dei propri mezzi e che lotta sempre come piace al popolo amaranto che anche oggi ha fatto sentire la sua importantissima spinta.

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